Ci siamo rimessi in cammino. Stessa formazione d’attacco consueta, noi quattro, con i ragazzi grandi che ancora ci concedono dei giorni assieme in vacanza per esplorare nuovi angoli di mondo (e sono condivisioni sempre preziose).
Siamo partiti da una meta ben conosciuta, Londra (che ogni volta riesce a stupirci di nuovo), ma con lo sguardo rivolto a Nord, dove il cielo si dipinge di un grigio più drammatico e l’aria sa di mare e torba. Il bilancio finale? 4 giorni e molti chilometri a piedi percorsi (basti pensare che in 7 giorni totali ne abbiamo percorsi ben 101!) e la conferma che la Scozia non è una meta, è uno stato d’animo che ti si appiccica ai vestiti, ai ricordi più belli e non se ne va più.
Edimburgo: Pietra nera, ombre lunghe e profumo di cannella
Edimburgo non si visita: si scala, si respira, ci si lascia inghiottire dalle sue stratificazioni di storia. Una città che subito si è fatta amare.
Abbiamo cominciato dall’elegante di Princes Street, l’ascesa imperiosa lungo il Royal Mile, tra le campane solenni di St. Giles’ Cathedral e l’esplosione di colore quasi fiabesca di Victoria Street. Tra i vicoli che hanno ispirato leggende, abbiamo pure fatto una pausa per un sorso di Butterbeer, la dolcissima bevanda di Harry Potter che ci ha catapultati in una dimensione di fiaba sospesa.
Abbiamo camminato tra i silenzi carichi di memorie di Greyfriars, perché in questa città pure i cimiteri sono più che affascinanti. Ci siamo poi persi nelle stanze del National Museum e abbiamo alzato lo sguardo verso le guglie gotiche del Scott Monument. Una visita al mitico Dean Village non poteva mancare, un pittoresco villaggio storico situato sulle sponde del fiume Water of Leith, fondato nel XII secolo, fu per secoli un’importante zona di mulini ad acqua per la macinazione del grano prima di diventare un’affascinante oasi di pace fuori dal tempo. Poi continuando ancora più in alto: dalle mura poderose del Castello a custodire i secoli, fino al vento crudo sulla collina di Arthur’s Seat, abbiamo fatto un trekking fino a dove la città scompare sotto una coltre di verde brillante e roccia antica. Infine, il tramonto iconico dalla collina di Calton Hill, quando Edimburgo si accende di luci calde contro un cielo color cobalto.
Consigli culinari? Una colazione stratosferica nella quiete elegante di Stockbridge, con il profumo di caffè di Books ‘n Cup. Una buona sosta pranzo al Pie Maker che ci ha portato alla concretezza della terra scozzese, una sosta merenda al café super cozy The Milkman (dove ho mangiato la più buona torta alle carote della mia vita) e una una giornata chiusa attorno al tavolo del ristorante vegetariano di David Bann, a far riposare i piedi e a raccontarci le meraviglie viste.
Linlithgow & Blackness: Il respiro del lago e il ferro del mare
Lasciarsi alle spalle la capitale significa entrare in una Scozia più intima, quasi solenne. A Linlithgow il tempo sembra essersi fermato e il turismo non è certo opprimente. Il suo centro è un susseguirsi di scorci perfetti e pacati, ma è camminando attorno al suo specchio d’acqua, il Loch che riflette i ruderi imponenti dello splendido Linlithgow Palace, che si percepisce l’eco di Maria Stuarda. C’è un silenzio speciale qui, rotto solo dal battito d’ali degli uccelli acquatici e dal vento nei prati verdi.
Pochi chilometri fuori da questa bella cittadina, il paesaggio cambia tono: Blackness Castle. Non è un semplice castello, è un galeone di pietra scura incagliato sulle rive del Firth of Forth. Qui il vento non soffia, ruggisce. Correre lungo i camminamenti ricoperti di salsedine, con le onde grigie che si infrangono sui bastioni, è stato come fare un salto indietro in un’epoca della Scozia più autentica, con le sue battaglie. Crudo, primordiale, bellissimo, ciò che cercavamo.
Glasgow: L’anima rock, i templi moderni e la strada
Se Edimburgo è poesia gotica, Glasgow è un accordo di chitarra elettrica amplificato al massimo. Cambio di passo e di prospettiva, una città imponente ma anche più aspra e decadente. Abbiamo attraversato l’energia ruvida del centro sotto la pioggia, per fare rotta verso uno dei suoi veri santuari: Celtic Park. Stare di fronte alla cattedrale del calcio scozzese, percepirne l’orgoglio e la storia, ha dato una scossa di pura adrenalina al viaggio (specie per i ragazzi). Poi il contrasto perfetto: l’eleganza maestosa della Kelvingrove Art Gallery, dove sotto le sue volte imponenti convivono armature medievali, dinosauri e le tele superlative di Dalí. E siccome i tanti chilometri zaino in spalla sui molteplici mezzi di trasporto richiedevano carburante vero, abbiamo festeggiato l’ultima tappa con un kebab divorato per strada da Shawarama King, con la pioggia a farci da cornice e l’umorismo unico dei Glaswegians a farci sentire un po’ a casa.
L’eco del viaggio
Abbiamo camminato fino ad avere le gambe pesanti e il cuore leggero, quello che serve per evadere dalla realtà. Viaggiare in quattro, adesso che i ragazzi sono adulti, ha una bellezza nuova: non si inseguono più i loro passi piccoli (anche se occorre dirlo, sono loro che fin da piccini si sono adeguati al nostro pazzo ritmo), ci si affianca alla pari, condividendo la fatica, argomenti importanti, le risate e lo stupore davanti a ogni panorama che si apriva all’improvviso.
Consigli pratici:
- per il regno Unito occorre il passaporto in corso di validità e l’ ETA (Electronic Travel Authorisation) è l’autorizzazione digitale obbligatoria per entrare nel Regno Unito senza visto, dura 2 anni e ha un costo di circa 20 sterline a persona. Per ottenerlo occorre scaricare questa app “UK ETA“, consiglio di provvedere almeno una settimana prima della partenza.
- meteo ballerino: a luglio in mezz’ora si passa dal sole caldo, al vento alla pioggia. Vestirsi a cipolla e non dimenticare assolutamente il k-way.
- costo della vita più alto rispetto a noi, soprattutto nei café… opzione per spuntini veloci e pranzi o cene usufruendo del meal deal nelle famose catene di supermercati.
- portare delle borracce, l’acqua è buonissima e ci sono fontanelle ovunque, assurdo pagarla. Tip: al ristorante chiedere tap water.
- i mezzi di trasporto sono costosissimi, optare per i daily tickets.
- musei pubblici belli e gratuiti.
- conviene munirsi di e-sim con internet sempre a portata di mano per usare Google Maps (sempre salvifico in viaggio).
- assicurazione sanitaria, occorre sempre stipularla per sicurezza.
- fermatevi a parlare con le persone, gli scozzesi sono molto affabili e disponibile, parlano un inglese un po’ meno comprensibile, ma sono molto simpatici.
- la città è sicura, ad ogni ora si gira senza alcun sentore di insicurezza, ideale anche per viaggi in solitaria.
- abbiamo soggiornato in due alberghi a mio avviso perfetti: l’Holiday Inn Edinburgh Zoo a Edimburgo ha un’ottimo rapporto qualità prezzo a 15 minuti di bus dal centro, pulito e con ottimi servizi, di solito non amo le grandi catene alberghiere ma devo dire che ci siamo trovati molto bene. A Linlithgow abbiamo soggiornato in posticino super, praticamente all’interno di un pub, un luogo magico e very scottish, il West Port hotel assolutamente consigliato (e ottima colazione!).
La Scozia ti stanca il corpo, ti bagna la giacca, ma ti regala uno sguardo sul mondo che non si dimentica. 🏴✨






































































































